Azienda Ospedaliera di Perugia

Il Professor Paolo Lisi, Direttore della Dermatologia va in quiescenza dopo oltre 40 anni di servizio all’Ospedale di Perugia. Proseguirà l’attività di docente ma confida “ avrò nostalgia dei pazienti”

 Una giornata come tante altre, almeno nei ritmi di lavoro, negli orari, infatti anche questa mattina il Prof Paolo Lisi, Direttore della S.C. di Dermatologia, ha preso servizio in Ospedale di buon’ora, come al solito ,alle  6, come  da oltre 40 anni. “Ma , ovviamente – dice all’ufficio stampa dell’Azienda Ospedaliera- non è un giorno  uguale agli altri, con oggi si chiude la mia carriera di medico, anche se proseguirò quella di docente al corso di laurea dell’Università di Perugia”.

E’ una storia professionale che merita di essere conosciuta quella che il  Prof. Lisi racconta solo in chiusura di carriera :”Anche mio padre Francesco era professore universitario e guarda le coincidenze della vita, era anche lui  dermatologo. Solo che io non sono un figlio d’arte, perché  ho fatto appena in temo a conoscerlo, avevo 5 anni quando perse la vita  in un incidente stradale, evidentemente ero geneticamente predisposto a proseguire, molti  anni dopo, la sua carriera”.

Laureato  in medicina con il massimo dei voti nel Novembre del 1968 , con primo incarico  che arriva qualche mese dopo, Giugno 1969 : “ Altri tempi; allora era decisamente più facile per un medico trovare lavoro, ma allora come oggi la priorità deve andare alla  meritocrazia, alla passione per ciò che si fa .Iniziai  a frequentare assiduamente la Clinica Dermatologia di Perugia mentre frequentavo il IV anno di Medicina; dai miei genitori , originari di Genova, avevo ereditato la filosofia del rigore e questo modo di affrontare le vicende  della vita  mi ha aiutato durante tutta la carriera di medico.”

Direttore della Clinica di Dermatologia  prima a Terni, e poi a Perugia, dove dapprima  è stato responsabile della Struttura di Allergologia e poi dal 2004, di quella di  Dermatologia, che era stata diretta  anni  prima dal  quello che Lisi indica  suo maestro, il Prof. Maurizio Binazzi. Ora che è arrivato il momento di riporre il camice  in un armadio , affiora una nostalgia che non si fa fatica a cogliere : “ Mi mancheranno i pazienti, di questo sono sicuro;  sulla dermatologia sono  stati alimentati luoghi comuni difficili da abbattere, perché si ritiene erroneamente  che sia facile fare una diagnosi per una  malattia della pelle, ma non è cosi. Occorrono basi solide, conoscenza profonda della medicina internistica; alla prima osservazione si può riconoscere un tumore, ma a fare la differenza nel lavoro del dermatologo sono le sfumature, il desiderio di studiare, di confrontarsi con i colleghi. La a pelle è davvero lo specchio di ciò  che accade nel corpo, la manifestazione di un “crack “ interiore. Alcune  malattie della pelle non sono facili da curare, e non mi riferisco solo al melanoma con tutte le  sue complicanze : la soddisfazione del medico è quando arriva alla sua osservazione un paziente piagato in tutto il corpo, quando ci si confronta con la psioriasi entrodermica,  con pazienti ai quali nessuno vuole avvicinarsi per timore di subire un contagio: ecco la soddisfazione dello specialista è  quella di risolvere questi casi. O anche di specializzarsi in  allergologia, la disciplina che  necessita  di una ricerca continua, una eccellenza della  Clinica di Perugia , il cui gruppo fondato dal sottoscritto, ha ricevuto riconoscimenti nazionale ed internazionali”.

Professore, un rammarico da esprimere nel momento in cui cala il sipario: “ Il medico in generale ed un direttore di struttura in particolare è travolto dalla burocrazia. La burocrazia  ha dato una bella spallata alla medicina, e  per uno come me che ha sempre creduto nella istituzioni, è stata dura adeguarsi. Qualcuno si è sempre meravigliato del mio arrivo in ospedale all’alba; se cosi è stato, posso assicurare che c’erano validi motivi assistenziali, di studio e come dicevo di incombenze burocratiche “.

Un messaggio per medici e  cittadini ? “ Ho scritto una lettera ai miei colleghi universitari ed ai direttori delle strutture complesse dell’Ospedale dove ho lavorato per oltre 40 anni ;nessun consiglio ci mancherebbe, ho ribadito l’orgoglio  di aver parte di un mondo scientifico ed accademico, dando tutte le mie energie. Conto di poter trasferire nei futuri medici la passione e la cultura giusta  per affrontare una professione in cui si richiede  sempre il  rigore scientifico. Le  diagnosi si sbagliano quando il  medico abbassa la guardia, magari  perché  un cittadino  impropriamente gli chiede  :”dottore mi da una guardatina?” 

Contenuto inserito il 31-10-2014, aggiornato al 31-10-2014

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